
La seconda storia è molto più triste e riguarda una ragazzina di 15 anni che ha partorito una bellissima bambina. La ragazzina è una giovane Samburu non circoncisa ed ovviamente non istruita.
Dopo due giorni dal parto arriva il nonno, un Samburu doc, che reclama la figlia ma non la neonata. Anzi non ha alcuna intenzione di prendere la neonata poichè nata da madre non circoncisa; la piccola è quindi destinata ad essere uccisa. Anche la giovane mamma ha molta paura, vuole fare quello che la comunità la obbliga a fare, non sa ancora cosa significa essere madre ma soprattutto non vuole essere lei ad uccidere la piccola così come viene richiesto dalla cultura locale. Fa tanta tenerezza nel vederla allattare anche se i suoi occhi sono assenti.
Abbiamo chiamato ovviamente il dipartimento infanzia ed il nonno il quale, con candore, conferma la necessità di abbandonare la piccola nata. Ma le autorità lo hanno obbligato a fare una dichiarazione alla polizia dove ha sottoscritto che si prenderà cura della piccola e della mamma.
Non sono certa che questa sia stata la soluzione migliore… ora mamma e figlia sono nel piccolo villaggio intorno a Wamba ma temo per loro e sono preoccupata. Davvero terranno in vita la piccola?
Il dipartimento ha promesso che farà dei monitoraggi sulla famiglia, ma anche noi faremo delle visite.
Piccole storie, di grande tristezza e dolore che non giustificano la violenza che questa cultura porta con sé e che inevitabilmente ricade sui più deboli, come donne e bambini.
Per questo credo che il nostro ruolo sia anche quello stare con loro, di aiutare gli indifesi non solo con le cure mediche.
Caterina
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