Ancora una volta in viaggio in terra d’Africa, verso un villaggio di nome Wamba (Kenya) accolti da un ordine nel disordine.
Un villaggio come diversi in questo Paese dove siamo impegnati, come coppia, in una missione di solidarieta’.
Questo villaggio che puoi percorrere a piedi in 10 minuti, accoglie un ospedale cattolico (nato da oltre 40 anni) in un posto dove i bambini camminano con i cenci addosso, senza ansia e senza lamento, quando invece nel Paese da dove proveniamo il lamento è una costante in quasi tutti i benestanti. Un villaggio sotto una mezza luna che brilla, fuochi presso le capanne lungo la strada dove potresti navigare alla cieca, una calma straordinaria, molte donne con bambini, molti lattanti e non si sente un bambino piangere.
Gestire un ospedale in questo contesto e’ sempre una causa nobile, anche se noi occidentali riteniamo, ingenuamente, che il modo migliore per aiutare questi popoli consista nel concedere denaro destinato indirettamente ai loro despoti corrotti e creare ‘partnership’ con essi.
Un ospedale per conferire il diritto alla salute della gente di questo territorio, dove pulsa il cuore dell’Africa, ricco di storia e di popoli differenti ( Samburu il 75%, Turkana 15%, pochi Rendille e Pokot e anche qualche minoranza di commercianti come i Kikuyu, Meru e Somali) ma che sta attraversando attualmente profonde trasformazioni sotto la pressione dei cambiamenti economici e sociali. Il nostro intervento in questo contesto si pone come obiettivo quello di facilitare l’accesso della popolazione ai servizi sanitari, con particolare attenzione alle donne e ai bambini, rappresentando questi la parte più vulnerabile della popolazione.
L’Ospedale nasce in un contesto dove gli indici sulla salute non fanno sperare nulla di buono rispetto agli obiettivi indicati nel Piano Strategico Nazionale 2008-2012 e dove si calcola che il 54% della popolazione keniota viva ancora al di sotto della soglia di povertà.
Ma qui noi collaboriamo nella gestione di un ospedale per accogliere ammalati anche dai villaggi vicini in una zona situata nell’epicentro di tre pandemie: aids, malaria e tubercolosi le cui conseguenze si sostanziano non solo in un inaccettabile tributo annuo di vite umane ma anche in un potenziale freno allo sviluppo. Tra gli scopi di questa nostra struttura vi è quello di curare queste malattie nel senso che, se non tutte curabili, possono essere controllabili dai farmaci che sono a disposizione nella nostra farmacia.
Sappiamo anche con certezza che queste pandemie sono indissolubilmente legate ad una condizione di povertà personale e collettiva che ne segna alcune concause decisive al fine della diffusione delle stesse.
La storia di questo Ospedale, ma anche la storia di questo popolo ci insegna che, ben prima dei farmaci e dei presidi sanitari, serve un approccio olistico di sostegno allo sviluppo, all’educazione ed all’istruzione, alle basilari condizioni di vita quale la nutrizione e l’accesso ad una fonte idrica, come elementi decisivi per la vittoria.
L’Ospedale Cattolico di Wamba (di proprieta’ della Diocesi di Maralal) potra’ essere centro di incontro proprio perché già sappiamo che la proposizione di farmaci a popolazioni affamate appare assai discutibile, senza tener conto delle loro carenze nutrizionali.
Nei nostri padiglioni vi e’ posto per la cura, ma anche tutto il complesso di misure e fattori che possono renderla efficace: educazione alla salute dei pazienti, sostegno nutrizionale, diagnostica avanzata, formazione del personale.
E' un sistema che deve funzionare intorno ai pazienti per garantire in modo più o meno stabile una condizione di salute sostenibile restituendo loro la possibilità di riprendere a tutti gli effetti una vita lavorativa e familiare.
Un Ospedale alla portata di tutti, distribuito sul territorio e che consenta la realizzazione di una reale partnership con la comunità orientata al ripensamento ed alla redistribuzione dei servizi sanitari. Ad esempio i medici specialisti italiani vollontarioffrono formidabili capacità formative le quali possono aggiungere formazione al personale locale qualificato.
Si tratta di contribuire ad una sanità possibile, fattibile anzi auspicabile e che faccia uscire gli abitanti di questo territorio dall’era della sofferenza e del dolore.
Intanto noi, una equipe appassionata che lavora sul posto, cominciamo a lavorare senza aspettare il magico vaccino per l’Hiv o per la malaria.
Ancorchè lo si troverà avremo pur sempre bisogno di Centri Sanitari in grado di erogarli, di medici ed infermieri capaci, ma anche di pazienti meno poveri.
Vorremmo chinarci su questo pezzo d’Africa come sul letto dei nostri malati con amore e rispetto della loro personalità. Non giova a nessuno un’Africa sprofondata nella malattia e condannata alla marginalità economica.
Ed osserviamo nel silenzio della notte il nostro Ospedale, circondato da case vecchie fatte di paglia e di argilla, sopra di noi uno spettacolo di stelle molto diverso da quello dei nostri cieli stinti e all’alba i bambini e le famiglie sono già aggrappati ai cancelli dell’ospedale in attesa che si aprano come le loro speranze. Ed ora ci mancano le parole...
Caterina Isabella
Fausto Gandini
© 2012 Created by Wamba.
You need to be a member of Wamba Onlus to add comments!
Join Wamba Onlus