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Assistenza sanitaria: andiamo noi da loro

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E’ lunedì mattina, inizia la settimana di lavoro a Wamba; è una giornata particolare, oggi si vanno a promuovere le assicurazioni sanitarie sul territorio, al villaggio di Lengusaka.

Fino ad oggi è sempre stata la popolazione a dover raggiungere l’ospedale per poter fare l’assicurazione ma con quanta fatica, quanti giorni di cammino sotto il sole senza cibo, senza acqua…

Qualcuno nemmeno arriva, rinuncia, e tanti altri non sanno che esiste!

E’ il primo giorno di un progetto pilota, Mobil Registration – Pilot project NHIF. L’NHIF, National Health Insurance Fund è l’ente previdenziale-assicurativo del Kenya.

Caterina ha organizzato la giornata insieme a Winston, il project officer dell’NHIF, a Shuaib il nostro nuovo assistente sociale e a Paul Paradise, il chief del villaggio.

PARADISE?! Sarà il vero cognome? Spesso quando i Samburu si presentano, soprattutto ai wazungu (i bianchi) si inventano nomi strani, inglesi o italiani, nomi d’effetto!!!

L’appuntamento con Winston e Shuaib è per le nove, all’ingresso dell’ospedale.

Alle nove in punto io, Beppe e Shuaib, insieme all’amico Gigi, siamo ai garages; abbiamo portato una merenda e dell’acqua, non sappiamo a che ora si rientra.

Sono contenta di poter partecipare a questo primo esperimento, il progetto delle assicurazioni si è dimostrato uno strumento potentissimo per favorire l’accesso alle cure alla popolazione e per sostenere economicamente l’ospedale.

Alle 9.15 ci raggiunge Caterina dicendo che l’incaricato dell’NHIF non è arrivato e probabilmente non viene: ha avuto qualche problema a Nanyuki, quasi 4 ore di jeep da Wamba. Ma non doveva essere qui dalla sera precedente? Sì, ma in realtà nessuno l’ha visto… qui non c’è mai nulla di certo; solo la sofferenza e la fame sono certe e sempre accompagnate dal sorriso!

Non ci resta che aspettare. 9.35: non si vede ancora nessuno… inizio a spazientirmi, non mi sono ancora adattata ai tempi africani. E’ necessario essere molto calmi e flessibili nei programmi, nei tempi e nei modi di lavoro.

Caterina sembra ormai rassegnata a cancellare l’impegno, torna in ufficio per sbrigare alcune pratiche e alle 9.50 il fuoristrada dell’NHIF varca il cancello dell’ospedale. Non riesco a trattenere un grido di gioia….corro a chiamare Caterina, facciamo le presentazioni, Raimondo il nostro autista è pronto, saliamo tutti a bordo della nostra jeep e partiamo alla volta del villaggio di Lengusaka che si trova a circa 25 minuti di strada dall’ospedale. 


Giunti al villaggio c’è Paul, il capo villaggio, che ci attende sorridente; ci dice che i Samburu stanno arrivando; siamo in mezzo alla Savana, vicino alla scuola, il cielo è terso, c’è una leggera e piacevole brezza che ci tiene compagnia; non fa ancora caldo.

Mentre parliamo con Winston e Paul, vedo arrivare le prime donne che avanzano lentamente, tranquille, alcune con i loro bambini sulle spalle, poi arrivano anche degli uomini, piano piano.

Intanto prepariamo la sala riunioni, all’ombra delle acace; alcuni ragazzi portano fuori dalla scuola qualche banco di appoggio….e penso al capo villaggio che ha avvisato gli abitanti, ore di cammino, passaggi chiesti alle poche auto di passaggio sulla terra rossa, il passaparola….

Arrivano altre donne e altri uomini, si siedono per terra composti, seri, in attesa delle informazioni….le donne e i bambini da una parte, gli uomini dall’altra; le donne sedute per terra, gli uomini sulle panche. 

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Winston  presenta alla comunità Caterina, manager dell’ospedale e poi presenta noi, spiegando che WAO, è il maggior sostenitore del progetto di assistenza sanitaria. Spiega che grazie a noi anche loro avranno accesso garantito alle cure ospedaliere; tutti i componenti di una famiglia avranno diritto a ricoveri fino a 180 giorni in un anno; le donne potranno partorire in ospedale, al sicuro e i bambini potranno essere curati e protetti fino a completa guarigione. Spontaneamente tutti battono le mani… che brividi, che emozioni.

Guardo negli occhi le mamme che tengono stretti i loro bambini e vedo la gioia!Winston parla in inglese per noi e poi Paul e Shuaib traducono in Swahili e in Samburu. Le donne fanno qualche timido sorriso e gli uomini iniziano a fare domande.
Winston spiega che le persone non dovranno più andare fino a Wamba per fare la tessera sanitaria, ma sarà il servizio ospedaliero che, come oggi andrà nei vari villaggi a fare le polizze. Spiega che per averla è necessario il documento d’identità del capo famiglia. Questo è l’ostacolo più grande al progetto: qui la popolazione è nomade, i bambini nascono in mezzo alla savana a centinaia di chilometri dai villaggi dove c’è un ufficio che li possa registrare. Qui l’anagrafe è una parola senza significato. Pochi sanno quando sono nati.

E quindi Winston invita tutti a procurarsi il documento d’identità e chiede a chi ce l’ha, di farsi avanti per fare l’assicurazione. Ci guardiamo pensando che forse nessuno ce l’avrà, ma piano piano le donne estraggono dai loro vestiti dei sacchettini di plastica consumati che, alzando le braccia iniziano a sventolare  come piccole bandierine. Dentro ci sono carte d’identità, vecchi cartellini  di nascita rilasciati dall’ospedale; anche gli uomini iniziano a far vedere documenti d’identità; siamo increduli, quasi immobili. A questo punto, insieme a Winston si decide di registrare e fare le polizze. 

Trasformiamo velocemente un banco in scrivania, invitiamo prima le donne, così poi possono ritornare alle loro capanne, che si mettono in fila ordinatamente; io e Caterina facciamo le foto per il tesserino, Winston e Shuaib compilano moduli, raccolgono firme…uno, due, tre avanti……il caldo si fa sentire ma  chi lo ascolta… Alle 14 abbiamo fatto 47 polizze sanitarie; nei prossimi giorni verrà consegnato il tesserino. 

Il primo giorno è un successo: 47 famiglie per un totale di circa 250 persone.

Salutiamo i Samburu che alla fine ci sembrano meno diffidenti. Paul ci spiega che probabilmente molti avevano il documento perché nel 2008, prima delle ultime elezioni in Kenya, il governo aveva fatto una grande campagna di sensibilizzazione al rilascio della carta d’identità per permettere il voto. 

Soddisfatti ritorniamo e mentre usciamo dal villaggio ci accorgiamo che due uomini corrono disperatamente dietro la nostra jeep agitando le braccia in alto; ci fermiamo, sono due ritardatari e si scusano ma ci chiedono di fare la polizza, tenendo stretta in mano la carta d’identità. Ridiamo tutti insieme e Shuaib li rassicura dicendo loro di passare tra qualche giorno in ospedale per definire la pratica.

Che giornata, che storia… l’ospedale promuoverà l’assistenza sanitaria sul territorio e sempre più persone avranno accesso alle cure ospedaliere.

In un giorno 47 tessere = assistenza sanitaria a circa 250 persone.


Betty

 

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Tags: assicurazioni, kenya, sanitarie, wamba

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